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L’eredità musicale di Eric Dolphy – Atti del convegno e tributi del festival “Ai Confini tra Sardegna e Jazz 2004” Sant’Anna Arresi – 2005

All’Apprestarsi dei vent’anni di attività, l’Associazione Culturale Punta Giara si è proposta di arricchire la propria attività con la predisposizione di giornate di studio su figure di musicisti e di movimenti musicali particolarmente significativi nella vicenda artistica afroamericana. Dopo la rassegna e i Seminari, è giunto il momento del Convegno: un appuntamento che si intenderebbe rendere annuale, in concomitanza con lo svolgimento del festival internazionale “Ai Confini tra Sardegna e Jazz”. In uno scenario sopratutto quello nazionale in cui troppi festival si vanno progressivamente trasformando in kermesse, nelle quali non c’è posto per l’interazione fra artisti e direzione artistiche, la nostra scelta potrà apparire come il retaggio di un passato in cui la riflessione era quasi un obbligo.

L’urlo di Nanni Moretti degli esordi “No, il dibattito no!” sembra essere diventato negli ambianti organizzativi italici, una specie di stemma nobiliare che vorrebbe unificare questa stirpe divenuta oggi una delle realtà più importanti della cultura nazionale e internazionale. Eppure, come bene ha mostrato il convegno Tender Warrior sull’opera di Eric Dolphy, è ancora possibile, per le Associazioni Culturali quale è quella che mi onoro di presiedere, offrire un contributo alla conoscenza e all’approfondimento della musica jazz. Per quanto riguarda Dolphy, tra l’altro, tanto deve essere ancora analizzato e chiarito e lo sforzo condotto dagli illustri relatori presenti nell’agosto del 2004 a Sant’Anna Arresi alcuni dei quali specialisti assoluti della materia è stato encomiabile sotto tutti i punti di vista: crediamo di poter dire a buon titolo che questa raccolta di atti del convegno, coordinato dall’amico Francesco Martinelli, rappresenti un contributo fondamentale per chi voglia addentrarsi all’arte così peculiare e, per più d’un verso, ancora misteriosa, del polistrumentista californiano. Un musicista di confine come Dolphy non poteva non essere caro a chi delle scorribande lungo le linee d’ombra ha fatto non solo un marchio di fabbrica ma un vero e proprio manifesto programmatico. Proseguiremo, già da quest’anno e nei prossimi, con queste iniziative: le sentiamo assai consone al nostro modus vivendi, all’intento di mettere a disposizione del maggior numero di persone in questo caso studiosi, in particolare i più giovani quando siamo stati capaci di produrre con la nostra intelligenza, le nostre idee, la nostra passione, sorretta da sempre con il contributo di risorse che, provenendo dalla collettività, ad essa dovranno tornare nelle forme dell’elaborazione culturale.

Basilio Sulis (Presidente Ass.Cult. Punta Giara)

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The Art of Miles Davis – “Ai Confini tra Sardegna e Jazz 2003” Sant’Anna Arresi 

Non ho mai intervistato Miles Davis e non lo intervisterò mai (la sua morte è avvenuta quando avevo solo 10 anni), ma avendo avuto il gradito compito di curare la sua mostra, mi cimenterò nel ruolo di critico d’arte (con gli  occhi di una bambina) dando imprecise, sommarie e distrette indicazioni sulla sua tecnica artistica. I suoi dipinti al primo sguardo sono allegri, sgargianti, cantano fanciullesche melodie (ecco il primo richiamo alla musica), gesti istintivi lanciati su una tela accogliente non tanto dal punto di vista spaziale, quanto da quello cromatico ed espressivo; una tela che assorbe i suoni, che non immobilizza i movimenti, ma ne incoraggia lo scorrere. I suoi scorci possono sembrare a volte passaggi urbani, ma sono edifici costruiti e cementati con le note, i suoni. Questo per quanto riguarda il primo approccio abbiamo detto. Ma ad un occhio fermo? Il pensiero comincia a lavorare/elaborare/laborare: radice etimologica che ci riportano al latino_____, corre con la mente agli antenati, all’Africa, inquietanti maschere e divinità che non possono essere comprese dal pensiero umano, volti che gridano, silenzi che intonano oscuri temi. Ecco che si fa strada un’interpretazione maggiormente espressionistica: i colori non sono più sgargianti armonie ma acide secrezioni. Le forme non sono più segni infantili ma figure dense e cariche di ritmo come le sue pennellate.

La curatrice della mostra – Graziella Sulis

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Suonare le Launeddas – ad opera di Carlo Mariani e Associazione Culturale Punta Giara. 

L’Associazione Culturale Punta Giara si costituisce formalmente nel 1986. Nei due anni che precedono il gruppo fondatore e animato da appassionate e lucide riflessioni/discussioni sui quali segmenti musicali caratterizzare il progetto progressivo, con quali strumenti d’indagine elaborare, promuovere e realizzare i vari progetti.

Un’attenzione particolare è stata rivolta allo strumento musicale che più caratterizza la nostra isola: “is launeddas”. Liberarlo, svincolarlo da un suo utilizzo parziale nella sola tradizione, dargli dignità al pari degli strumenti di produzione sonora, concorrere con gli stessi alla realizzazione di opere universali e sviluppare le inespresse possibilità cromatiche.

Basilio Sulis (Presidente Associazione Culturale Punta Giara)

 

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