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DAVID S.WARE / MATTHEW SHIPP

17,13

La frequentazione di David S. Ware e Matthew Shipp è stata scandita dai diciassette anni in cui il pianista era componente del quartetto guidato dal sassofonista, con William Parker al contrabbasso e l’avvicendamento di alcuni pregevoli batteristi. Ma il loro incontro diretto, a due, non è stato frequente in concerto e non li aveva mai portati in sala d’incisione. La registrazione eccellente del duo presentato al festival di Sant’Anna Arresi nel 2004 è dunque un documento prezioso, che già per questa sua eccezionalità merita attenzione.

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Descrizione

La frequentazione di David S. Ware e Matthew Shipp è stata scandita dai diciassette anni in cui il pianista era componente del quartetto guidato dal sassofonista, con William Parker al contrabbasso e l’avvicendamento di alcuni pregevoli batteristi. Ma il loro incontro diretto, a due, non è stato frequente in concerto e non li aveva mai portati in sala d’incisione. La registrazione eccellente del duo presentato al festival di Sant’Anna Arresi nel 2004 è dunque un documento prezioso, che già per questa sua eccezionalità merita attenzione.

All’ascolto poi, il documento si rivela un autentico crogiolo di energia creativa: il confronto tra due colossi della musica contemporanea improvvisata produce un lungo, denso flusso musicale di quaranta minuti senza soluzione di continuità (suddiviso nel CD in due tracce) e un bis di pochi minuti nel quale si condensa un dialogo di botta e risposta. Proprio quest’ultimo episodio mette in evidenza il contrasto che alimenta tutta l’esibizione e che è connaturato alla personalità dei due protagonisti.

Se il sax tenore di Ware è mosso come di consueto da una corrente magmatica, si divincola tra accessi dionisiaci, balzi di registro e vibranti contrasti timbrici, la parte di Shipp scaturisce dalla tensione geometrica, intenta a costruire strutture di solidità tridimensionale. Il pianoforte si sofferma spesso su figure con accordi e cluster ribattuti, su blocchi reiterati, che offrono un contrasto e nel contempo un fondale al lavoro del sax. Naturalmente tale ruolo del pianoforte non è costante in tutta la performance, è solo prevalente e marca con forza il contrasto.
A volte, e in modo speciale negli episodi finali del portentoso scorrere denominato “Tao Flow,” assistiamo invece all’incalzare del pianoforte, in successive ondate di energia. In altre occasioni è il tenore che si dilata su una dimensione spirituale, in un diretto richiamo a Coltrane e nello spirito stesso del titolo dato alla musica. In generale, se possiamo azzardare un’immagine che la musica evoca con forza, sembra di vedere le portentose linee di Ware che si avviluppano come radici nodose, contorte, attorno ai suoni solidi, spigolosi e grevi costruiti da Shipp.
In conclusione, è opportuno sottolineare come questo importante documento, impreziosito da una bella foto di copertina di Sylvia Plachy, metta in relazione un’etichetta come la AUM Fidelity, fondamentale per la diffusione della musica improvvisata di matrice afro-americana, e il festival Ai Confini tra Sardegna e Jazz di Sant’Anna Arresi, autentico baluardo per chi apprezzi e voglia ascoltare questa musica nelle sue espressioni più pregnanti.

Giuseppe Segale

Describing David S. Ware as a maverick would be a gimmicky shortcut around the depth of the late saxophonist’s vision. Outside of John Coltrane we have not seen a Ware contemporary with more depth of spirituality, presented in such a visceral way. Similarly, Matthew Shipp employs a type of unimaginable creative mysticism that transcends technique and peer comparisons with an approach and sound that is wholly his own. Live in Sant’Anna Arresi, 2004 showcases two masters—with a long working history—in a rare live duo performance.

For almost twenty years Shipp, bassist William Parker and a succession of drummers (Marc Edwards, Whit Dickey, Susie Ibarra and Guillermo E. Brown), made up Ware’s namesake quartet. Shipp and Ware had performed as a duo only a few times but the Sant’Anna Arresi performance appears to be the only one that was captured for posterity. The sixty year old festival in Sardinia was a fortunate venue to have been recorded and released as the second entry in AUM Fidelity’s David S. Ware Archive Series.

The two-part improvisation “Tao Flow” opens with Ware’s lamenting tenor searching just above Shipp’s circumspect chords. As the first of the two roughly twenty-minute sections ladders in complexity, Shipp mixes chunks of chords with decomposing tonality and melodic passages. Ware gives the saxophone a raw, human-like voice tearing through fearsome explorations of spontaneous ideas. “Tao Flow, Pt. 2” has Shipp playing outside and inside the piano as he and Ware dial down the intensity briefly. Occasionally sharing ideas, often freely expressing individual concepts, the two artists opt out of clearly defining a leadership hierarchy.
With Live in Sant’Anna Arresi, 2004 we have unconstrained improvisation, sensibly executed with neither excess nor self-imposed limitation. Both Ware and Shipp effect knotty, non-linear phrases only to break off in unexpected directions. They will sometimes leave just enough space to contemplate the current before hurtling down another tributary. This is great, adventurous music.

Karl Ackermann – All About Jazz

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