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A PRIDE OF LIONS

il festival jazz del sud-ovest sardo

A PRIDE OF LIONS

(Esclusiva italiana)

C’è sempre una parte legendaria nella storia di una “Dream Band” come questa che, per una volta, merita questa sfacciata qualificazione. Nel 1996, Daunik Lazro aveva già incontrato in Joe McPhee uno spirito affine e aveva già fondato (sin dall’inizio del decennio) il Dourou Quintet, con altri due bassisti e un batterista. Tra loro e con altri, c’erano influenze febbrili con artisti del calibro di Evan Parker e André Jaume, spericolati intrecci di archi con Raymond Boni e Claude Tchamitchian. “Questo Ponte ci ha permesso di viaggiare con leggerezza per 20 anni, dice Lazro, per poi approfondire la nostra avventura sonora” questa volta con i bassisti-narratori Joshua Abrams e Guillaume Séguron. L’uno e l’altro condividono lo stesso amore per le forme ipnotiche e le forme incerte della musica. Per Abrams, questo, emerge in tutte le sue collaborazioni a Chicago (con Nicole Mitchell, David Boykin, Mike Reed o Jeff Parker …), ma anche quando sprofonda nella musica onirica con i Town & Country oppure quando sale le pendici della musica con i Natural Information Society. Bello come l’incontro di El Mâalem Mahmoud Guinia e Morton Feldman col basso di Fred Hopkins … Per Séguron, lanciato da Jean-François Jenny-Clark, è viaggiando con Anthony Ortega o Lionel Garcin, con Régis Huby o Mat Maneri , con Gerry Hemingway o Denis Fournier, ma anche interrogando instancabilmente le sue fonti, siano esse musicali o di altra origine, oppure che provengano da lontano (l’eredità dei repubblicani spagnoli, la letteratura di Jorge Luis Borges, la pittura di Robert Motherwell, la fotografia di Shim, Toro o Capa …). Joshua Abrams e Chad Taylor, passano dal contrabbasso e dalla batteria al guembri e al mbira, si sono incontrati nelle jam session della domenica sera al Velvet Lounge di Fred Anderson a Chicago. Lì, formarono anche un trio con Matana Roberts, prima che il batterista partisse per New York, dove i suoi ritmi tintinnanti e acrobatici hanno portato alla formazione del gruppo di Cooper-Moore, Jemeel Moondoc o Marc Ribot, in parallelo poi con la nascita dei Chicago Underground Duo, il cui ritmo è sempre dettato da Rob Mazurek.

E’ sempre un mistero quale sia lo strumento che Joe McPhee decider di utilizzare (La tromba tascabile? La tromba a valvole? Il trombone a valvole? Il sassofono?), ma, allo stesso tempo, il cambiamento più grande è stato determinato dal fatto che Lazro, senza incertezze, abbandonò il contralto per il tenore, insieme al baritono. Inoltre, dando un’introduzione ai percorsi di questi musicisti essi mischiano strumenti, voce, sassofoni tonanti, e McPhee usa benissimo il suo tenore, carico di intensità, e lo intinge nel calamaio della voce. Quando si abbandona al fraseggio, comprime i suoi timbri, quando crolla o si annida in un urlo, in uno spasmo, a volte proponendo una ballata o un brano spirituale, il suo obiettivo è quello di raggiungere quelle regioni del cuore dove la materia e l’anima si uniscono. Vera musica soul. Così anche per Lazro, quando propone un suono che sà di grandine oppure un suono rozzo, egli lascia scorgere sempre una canzone interiore, protetta da questi scoppiettii e rumori, come in un corridoio nel mezzo di una valanga: la realtà indelebile della natura dell’uomo bianco e dell’uomo nero. L’una e l’altra possono solo incontrarsi in nell’instancabile mobilità dei loro dispiegamenti, nello spettro delle loro voci. Nella miniera dei suoni, dove la musica è una vena, i sassofoni caricano ciò che estraggono i contrabbassi. I contrabbassi schiacciano quello che i sassofoni hanno battuto e lo hanno versato nel cestino dei ritmi, una trama di piatti sferzati e pelli senza respiro. Per quelli che sono ancora in dubbio, Joe McPhee ricorda “Qualcuno ha descritto il musicista come colui che può fare magie con le muse. Questa definizione rappresnta abbastanza accuratamente ciò che consideriamo musica.” E per fare questo, dice Lazro: “il metodo non è cambiato (dal momento che porta grandi frutti): è attraverso l’improvvisazione aperta che la musica, accogliendo il lirismo e astrazione, che si avvicina al silenzio, all’espressionismo o al sogno. “Una Dream Band, in tutti i sensi.

 

Line up:

Joe McPhee– sax

Daunik Lazro– sax

Jousha Abrams – basso

Guillaume Séguron – basso

Chad Taylor – batteria

 

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