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Ai Confini tra Sardegna e Jazz 2011

Non da ora in controtendenza rispetto ad un panorama oggi piu' che mai dominato da manifestazioni jazzistiche dispersive e disorganiche, alla ventiseiesima edizione Ai confini tra Sardegna e Jazz continua a muoversi in coerenza con gli indirizzi che l'hanno distinta nella sua storia.

Innanzitutto con l'opzione di fondo per una idea del jazz non come esercizio stilistico che si compiace della propria adesione piu' o meno virtuosistica a modelli del passato, in una dimensione sostanzialmente narcisistica e di innocuo intrattenimento: jazz invece come palpitante espressione della contemporaneita', che nella storia cerca non una consolatoria pace estetica e un “bello” fuori dal tempo, ma l'esempio di un inquieto rapporto con il presente, mai risolto una volta per tutte, sempre teso alla ricerca di linguaggi adeguati a rendere il nuovo.

In questa prospettiva Ai confini tra Sardegna e Jazz ha imperniato il proprio cartellone – per stare solo ad edizioni recenti – su artisti, ancora in attivita', esemplari dell'innovazione (Abrams, Braxton, Mitchell, Lewis della chicagoana AACM, Pat Metheny, William Parker, Butch Morris) o su grandi figure di sperimentatori che, non piu' tra noi, continuano a rappresentare una potente ispirazione per una pratica musicale visionaria e non conformista (Don Cherry, Albert Ayler).

La scelta e' caduta quest'anno su Jaco Pastorius, folgorante meteora che ha attraversato lasciando una scia luminosissima la musica degli anni settanta-ottanta: morto tragicamente a trentacinque anni nell'87, nella sua breve parabola Pastorius ha fatto in tempo ad affermare il suo stile come una pietra miliare nell'evoluzione dell'uso del basso elettrico, ma e' anche assurto a protagonista emblematico della vita musicale della sua epoca, e rimane ancora oggi uno dei personaggi del mondo della musica piu' amati e anche idolatrati dagli appassionati.

Il cartellone di Ai confini tra Sardegna e Jazz lo celebra con una fitta trama di rimandi, omaggi, presenze e innanzitutto con un particolare riguardo per il basso elettrico e il contrabbasso. L'universo musicale di cui Pastorius e' stato uno degli artefici sara' richiamato da due dei musicisti più importanti con cui il bassista collaboro', i chitarristi Mike Stern e Bireli Lagrene, il primo in quartetto e il secondo in trio. L'arte di Pastorius sara' rivisitata dalla Rolli's Tones Big Band del bassista Maurizio Rolli, con guest Mike Stern e alla batteria Julius Pastorius, figlio di Jaco. E a Pastorius saranno dedicate una nuova composizione di Rob Mazurek, con in evidenza il bassista Matthew Lux, presentata in una delle due esibizioni in programma della Exploding Star Orchestra, e inoltre le esibizioni della contrabbassista Silvia Bolognesi (con la voce narrante di Alberto Masala e l'equilibrista Valentin) e del duo di Victor Bailey e Othello Molineaux.

A onorare l'epopea del basso elettrico di cui Pastorius ha scritto alcune delle pagine piu' gloriose, sul palco di Ai confini tra Sardegna e Jazz sfileranno alcuni dei massimi alfieri dello strumento. Noto per il suo lavoro con la Windham Hill Records, la famosa etichetta di indirizzo “new age”, ma anche per la sua partecipazione agli omaggi al Miles elettrico di Leo Smith ed Henry Kaiser, Michael Manring ha virtuosisticamente fatto tesoro della lezione stilistica di Pastorius. Emerso negli stessi anni di Pastorius, Jamaaladeen Tacuma, che deve la sua fama soprattutto alla sua militanza nel Prime Time di Ornette Coleman, e', con la sua impronta funky, il suo particolare sound e il suo implacabile senso del ritmo, uno dei bassisti elettrici più coinvolgenti, originali e ammirati degli ultimi decenni. Cooptato nei primi anni ottanta nei Weather Report, Victor Bailey e' il bassista che ebbe il non facile compito di rimpiazzare Pastorius nello straordinario gruppo di Shorter e Zawinul. Con un lungo curriculum di collaborazioni con protagonisti di primo piano in ambito free, free-funk, avantgarde e rock (Defunkt, Sonny Sharrock, Vernon Reid, John Zorn, Bill Frisell, Rollins Band), Melvin Gibbs è uno dei bassisti piu' versatili e di impatto sulla scena odierna. Tra i bassisti tecnicamente piu' ferrati in attivita', con un'esperienza che va da Bill Bruford a Metheny a Van Halen, Jeff Berlin esibisce uno stile, che, per nulla imitativo, non e' pero' privo di affinita' con quello di Pastorius. Battistrada di nuovi approcci tecnici, dotato di grande gusto musicale, Tony Levin ha all'attivo un'infinita serie di collaborazioni di prim'ordine in ambito rock (John Lennon, David Bowie, Peter Gabriel, King Crimson, Yes, Pink Floyd, Dire Straits).

Ma a questa apoteosi del basso in omaggio a Pastorius contribuiranno anche Roy Babbington, che prima affianco' e poi sostitui' Hugh Hopper nei Soft Machine, e che proprio con la storica band si esibira' a Sant'Anna Arresi (John Etheridge, chitarra, Theo Travis, sax e flauto, John Marshall, batteria, e Tony Levin come ospite); Buster Williams, contrabbassista e bassista elettrico che calca le scene jazistiche dalla fine degli anni cinquanta e che puo' vantare collaborazioni con mezzo mondo del jazz, da Mary Lou Williams a Gil Evans, da Betty Carter a McCoy Tyner; e i sei contrabbassisti dell'Orchestre de Contrebasses (fra cui Christian Gentet, che l'ha fondata nel 1981), che all'aspetto musicale aggiunge elementi scenici e gestuali.

Ma con l'omaggio a Pastorius coincide in parte un altro asse che e' possibile rintracciare nel cartellone di quest'anno: la tematizzazione di uno dei filoni musicali più vitali e gustosi degli ultimi decenni, quello del free-funk, di cui Ai confini tra Sardegna e Jazz presenta quest'anno tutti i più illustri esponenti (a parte Ornette Coleman, che in un certo modo ha tenuto a battesimo questa corrente, ma che dall'alveo del free-funk e' uscito da tempo): i Defunkt del trombonista Joe Bowie, il batterista Ronald Shannon Jackson (caso più unico che raro di drummer che puo' vantare di aver affiancato non occasionalmente tre mostri sacri del free come Albert Ayler, Cecil Taylor e Ornette Coleman) in trio con Vernon Reid (il chitarrista della rockband nera Living Colour) e Melvin Gibbs, il chitarrista James Blood Ulmer, che si esibira' in solo, e Jamaaladeen Tacuma. Con questo insieme di presenze Ai confini tra Sardegna e Jazz conferma anche la sua attenzione per il jazz avanzato neroamericano: un'attenzione che a giudicare dalle scelte correnti dei festival e' tutt'altro – paradossalmente, data la vicenda del jazz – che scontata.

Ma Ai confini tra Sardegna e Jazz ribadisce un altro - impegnativo - interesse che da anni la fa risaltare fra i festival di jazz italiani e la colloca tra le rassegne più sensibili e attente in Europa: quello per un'utilizzo innovativo, non convenzionale, della dimensione orchestrale. Dopo le ampie compagini guidate da William Parker e da Butch Morris, a tenere alta la tradizione di formazioni orchestrali del festival sarà quest'anno la Exploding Star Orchestra: Rob Mazurek, il cornettista chicagoano che la guida, e' una delle personalità piu' consistenti della scena di oggi. E come consuetudine della rassegna, l'orchestra avrà l'occasione di farsi ascoltare più di una volta: altra intelligente, encomiabile tradizione di Ai confini tra Sardegna e Jazz.


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