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DAVID MURRAY QUARTET

il festival jazz del sud-ovest sardo

DAVID MURRAY QUARTET

(Esclusiva Europea)

Pochi musicisti nella storia del jazz sono stati produttivi e pieni di risorse come David Murray. Negli scorsi 35 anni, sin dal momento in cui andò New York per la prima volta, nel 1975, quando era uno studente di 20 anni che suonava in un loft, David ha costruito una carriera fantastica ed esplosiva. Ha pubblicato più di 150 album a sua firma. Ma ancora più impressionante dei numeri è la costanza dei suoi successi durevoli: come tenore sassofonista, ha infatti perfezionato il suo approccio, immediatamente riconoscibile, all’improvvisazione, che anche durante i suoi voli più liberi è attratto dalla gravità di una tradizione che, più della maggior parte degli artisti, non ha mai smesso di onorare; ha inoltre cambiato il contesto delle sue improvvisazioni che come un mosaico infinito hanno alimentato le sue sfide ed esplorazioni musicali. David Murray è oggi considerato come un degno successore dei più grandi esponenti del jazz, ed oggi contribuisce alla nascita di nuovi talenti come Lafayette Gilchrist, una giovane pianista già ampiamente acclamata dalla critica.

Be Bop e silenzio! Compito impossibile per il giovane David, ai tempi del free jazz e dei movimenti per i diritti civili, l’ultima sfida per il jazzista di fine secolo. Impossibile, per il figlio di due genitori Battisti che scopre lo stile spirituale dei Neri ai tempi di Coltrane e durante il periodo migliore di Ayler, non essere politico sino alla punta delle sue dita da musicista.

David Murray, ora sulla cinquantina, ha al suo attivo 130 album e partecipazioni per oltre un centinaio di registrazioni come artista ospite.

Alla fine degli anni ’90, a David Murray ci si riferiva in termini di fusion, di musica mondiale fino anche al Panafricanismo, come quando intraprese un tour a ritroso attraverso i Caraibi e le “piccole” Americhe, passando attraverso Sud Africa e Senegal. Prima di intraprendere questo viaggio, David Murray ha anticipato i tempi rispetto a qualsiasi altro musicista jazz. Nato a Oakland, cresciuto a Barkeley, ha studiato con sua madre Catherine Murray, organista, Bobby Bradford, Arthur Blythe Stanley Crouch e molti altri sino al 2 marzo 1975, quando lasciò il Ponoma College di Los Angeles per dirigersi a New York, divenuta la sua base.

A New York ha incontrato molti nuovi musicisti e stili musicali: Anthony Braxton, Don Cherry, Julius Hemphil…all’interno della Energy Band di Ted Daniels, ha lavorato con Hamiett Bluiett, Lester Bowie e Frank Lowe. Nel 1976, dopo un primo tour europeo, David Murray fondo uno dei suoi mitici gruppi, il World Saxophone Quartet con Oliver Lake, Hamiett Bluiett e Julius Hemphill. Da Jerry Garcia a Max Roach, passando per Randy Weston e Elvin Jones, David Murray ha proseguito a lavorare con sempre più artisti e a fare sempre più registrazioni.

Dal 1978 in poi, iniziò un periodo di intensa creatività, con una flessibilità che gli ha consentito di passare da un gruppo di musicisti ad un altro.

Allo stesso tempo scrive anche musiche per il cinema (“W. Dubois”, 1989, “Dernier Stade”,1996, e “Karmen Gaye” nel 2000), lavora con la compagnia di danza “Urban Bust Women” (“Crossing Into Our Promise Land”), nel 1998, ed inoltre collabora regolarmente con Joseph Papp del New York Public Theatre (“Photogrph”,1978, e “Spell Number” nel 1979) e con Bob Thiele, fondatore di Impulse e Red Baron, che diventerà il suo produttore nel 1988 e firma con lui alla Columbia. Thiele ha prodotto più di dieci dei suoi album su Red Baron fino al 1997, anno della sua morte.

A David Murray piace anche riordinare le opere dei grandi compositori, come nel suo progetto “L’oscura opera di Duke Ellington” nel 1997 (arrangiato per una big band e per un’orchestra d’archi di 25 elementi) o la sua nuova trascrizione di un assolo di Paul Gonsalves “Omaggio a Paul Gonsalves” nel 1990 (con la Boston Philharmonic Orchestra). Più di recente ha aggiornato i classici del libro di canzoni ispaniche di Nat King Cole con “Cole in Spagnolo”, nel 2009.

Inoltre  ha scritto due opere: “The Blackmoor of Peter Great” nel 2004 per archi e voci, basato su una selezione di venti poesie di Pushkin, e “The Sysiphus Ravue”, la sua opera del bop del 2008 cantata da un coro gospel su un libretto di Amiri Baraka.

Nel 2006, il suo Black Saint Quartet rinasce con “Secred Ground”, in cui si può ascoltare anche Cassandra Wilson. Le composizioni di questo album rendono omaggio a uno dei suoi periodi più propizi con la mitica etichetta italiana Black Saint, e alla ripubblicazione di questo intero catalogo in formato digitale. Questo lavoro è stato inoltre seguito dalla riscoperta di 26 brani rari registrati per l’etichetta DIW, che al momento sono disponibili esclusivamente su download per la Emusic, e che rappresentano un buon modo per i fan per studiare questa carriera sempre in ascesa vertiginosa.

Nel 2010 và in tour con i Gwo Ka Masters. Dopo aver tenuto 200 concerti in tutto il mondo durante il loro ultimo tour (2005) il gruppo è partito di nuovo per promuovere il loro quarto album, “The Devil tried to kill me”, registrato nel 2007nel famoso Deb’s Studio di Pointe-à-Pitre con il grande Taj Mahal. Nel 2011 David Murray suona il “Nat King Cole En Espanol” (Motema).

Con questo nuovo album, ascoltiamo il frutto di uno dei progetti più improbabili ed efficaci di David Murray: un’interpretazione di due album che Nat King Cole ha registrato in spagnolo nel 1958 e nel 1962, eseguendo melodie a Cuba, in Messico, Porto Rico, Rio de Janeiro e Buenos Aires. Il risultato è uno degli album più puramente piacevoli di Murray. Dimostra un enorme crescita a questo approccio musicale che a lungo lo ha affascinato. Gli arrangiamenti sono fantasiosi, avvincenti e astuti, specialmente tra gli strumenti a fiato e quelli a corda. La band si conta sulle dita di una mano. E si tocca per David Murray, l’improvvisatore, con uno straordinario tour de force, il picco più alto della sua imponente discografia.

All’età di 56 anni, David Murray ha un roseo futuro dinanzi, e un gran successo alle spalle, ha visto la sua eccezionale carriera dal futuro molto promettente essere portata sullo schermo da diversi registi in “Speaking in Tongues”, una saga che lo ha seguito per 10 anni dal 1978 al 1988, oppure in “Jazzman”, nel 1997. Nel 2007 Arte ha prodotto “Saxophone Man”, in riferimento al titolo di Stanley scritto da Croutch all’epoca del Pomona College: un anno di riprese da New York a Pointe-à-Pitre, passando per Oakland e Parigi, un anno di immagini che riflettono il David Murray di oggi, ovvero un cittadino del mondo. Il prossimo passo vedrà la collaborazione di David Murray con Macy Gray. Seguendo il loro lavoro all’interno del progetto musicale “Questlove Afro-picks” (con la partecipazione di Tony Allen, Questlove dei The Roots, Amp Fiddler…) in collaborazione con la Red Bull Music Academy, Macy Gray ha inoltre chiesto a Murray per l’uscita del suo nuovo album “Covered”, uscito il 26 marzo, di riarrangiare una cover di Kanye West (“Love Lockdown”).

Murray ha inoltre invitato Macy Gray, la star della musica soul (oltre 14 milioni di dischi venduti), a cantare nella sua Big Band (David Murray Big Band con Macy Gray). Per lei scrive un nuovo repertorio che include famosi successi soul di Macy Gray offrendo loro nuovi arrangiamenti nitidi e brillanti. Offre a Macy anche alcune nuove ed originali composizioni complete dei testi intuitivi di Ismael Reed. La perfetta combinazione di una voce unica e arrangiamenti jazz sofisticati fanno di questo progetto uno dei più eccitanti del 2013. Sorprendente e meraviglioso, il progetto ha già conquistato il pubblico di famosi Festival come: Jazz A La Villette (Parigi), London Jazz Festival (Londra), North Sea Jazz Festival (Paese Bassi) e altro…

Il 2012 è anche l’anno della laurea Honoris Causa in Musica che viene consegnata a Murray al Pomona College, a Clearmont, in California.

Nel giugno 2013 è anche uscito l’album “Be My Monster Love” su Motèma. David Murray crea per il suo quartetto un nuovo repertorio ed un nuovo nome: Infinity Quartet. Lavoro che si radica profondamente nella tradizione jazz e vede riunirsi attorno a Murray la migliore formazione di musicisti jazz contemporanei: Nasheet Waits richiama Ed Blackwell alla batteria; Marc Cary ci ricorda il il pianista molto essenziale John Hicks; e Jaribu Sharid la costanza din Ray Drummond. L’album include anche la cantante soulmacy Gray e il jazzista Gregory Porter insieme a un quartetto radicato nella tradizione jazz.

Il secondo album dell’Infinity quartet, uscito nella primavera del 2016, presenta una voce di primo piano sulla scena: Saul Williams. Questa band, composta dal batterista Nasheet Waits, dai pianisti Jason Moran e Orrin Evans, il bassista Jaribu Shahid offre una appassinata vibrazion, illuminata dalle parole abrasive di Saul Williams.Inoltre una nuova pietra miliare nella discografia di David Murray è data dall’uscita di “Perfection”, che raccoglie attorno a David Murray due dei più sensibili musicisti del jazz contemporaneo: il pianista Geri Allen ed il batterista Lyne Carrington.

Line up:

David Murray – sax

Nasheet Ways – batteria

Jaribu Shahid – contrabbasso

Orrin Evans – piano

SITO:

www.roots-magic.com/

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